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STORIA DI RUSALINI
TRA STORIA E MITOLOGIA
Lo stemma della città di Rosolini è raffigurata con Un'aquila con ali spiegate con gli artigli adunchi e distesi, sormontata da una corona all'antica d'oro, con lo scudo dello stemma dei principi Moncada-Paternò sul petto e con una striscia ai piedi contenente la dicitura "Universitas Rosolinorum Regi beneficio" su fondo azzurro.
Le leggende mitologiche gli attribuiscono una diretta discendenza dal dio Vulcano, il cui figlio, scappato dall'Etna, fondò la città. Le vicissitudini storiche invece parlano delle famiglie Platamone, Moncada, Paternò. Riguardo al nome, questo verrebbe da una mescolanza di linguaggi dei popoli che si succedettero alla dominazione della Sicilia che, pare iniziando dai Greci che chiamarono queste terre con il nome di "Eloro", abbiano dato spunto ai Romani che le ribattezzarono "Rus Elorinum" da qui Rosolini. È più attendibile e realistico invece che il nome "Rusalini", come viene detto in dialetto, sia di derivazione araba come d'altronde tutte le contrade della zona. Infatti quando gli arabi conquistarono la Sicilia trovarono un impero bizantino in completo disfacimento e non fu difficile per loro insediarsi pacificamente nella zona portando i benefici della loro cultura. In particolare non stravolsero le tradizioni locali, chiamando quella che doveva essere il luogo di culto cristiano della zona più importanre, nella traduzione letterale araba. Infatti nell'antico insediamento che gli arabi trovarono era ubicata (e tuttora esistente) una basilica cristiana scavata nella roccia dove si venerava una croce. Quindi gli arabi rispettando la tradizione locale non fecero altro che chiamare nella loro lingua quello che trovarono e cioè : "Rus Salib'ni" che letteralmente in italiano si traduce in "La Grotta della croce".(Vedi "Sull'origine del nome di Rosolini" di Carmela ed Ottaviano Perricone,edito dalla Pro-Loco nel 1992) Ad avvalorare la derivazione araba del nome "Rusalini" è da tener presente che tutte le contrade della zona hanno sino ad oggi nomi(anche se storpiati nei secoli) arabi tipo : "Nar Balata"(zona di acque) "saia rinnici"(canale costruito dagli arabi per bonificare tutta la zona paludosa della contrada) "ranati", "stafenna","gisira", "renna" e tante altre contrade che gli arabi identificarono e colonizzarono nel loro insediamento nella zona. Quindi non si capisce perché la contrada principale "Rusalini" dovrebbe uscire da questa logica e prendere il nome da un non meglio identificato insediamento greco ("Eloro") dove il suffisso "Rus" ed inesistenti testimonianze archeologiche ne vanificano questo tentativo interpretativo. Quindi è da ritenere più veritiero che il nome della città sia di origine araba.
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CASTELLO PLATAMONE
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PIAZZA GARIBALDI
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CHIESA S.S. CROCIFISSO
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PIAZZA MASANIELLO
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VIA RONCHI ANTICA
FOTO DEL 1935 |
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L' ANTICHITA'
COZZO CISTERNA E
CAVA SANTA
HANNO VISTO UNA
PARTE FONDAMENTALE
DI STORIA E MITOLOGIA
DELLA CITTA' |
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CORSO SAVOIA
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EMBLEMA DI RUSALINI
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PIAZZA GARIBALDI
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FONTANA DEL TRITONE
PIAZZA MASANIELLO |
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VIA SIPIONE
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PIAZZA SIPIONE
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EREMO DI CROCE SANTA
Eremo di Croce Santa
La Cava di Croce Santa, uno dei tratti di Cava Grande di Rosolini, conserva un ricco patrimonio storico ed archeologico di notevole spessore culturale.
Incastonato nella roccia calcarea della sua sponda sinistra, vi è infatti un Eremo la cui originaria edificazione si deve presumibilmente alla venuta in Sicilia di Sant'Ilarione nel 363 d.C.
Complesso rupestre, tra i più interessanti della Sicilia, fu per secoli abitato da eremiti tanto da conservare le tracce di quattro chiese , scavate nella roccia ed edificate nei secoli a seguito dei crolli provocati dai vari terremoti , che colpirono questa parte della nostra isola.
La prima chiesa venne insediata in un'area adibita nell'alto medio evo a sepolcreto. Oggi di essa, a seguito del terremoto del 786 d.C., rimane la parte absidale a semicerchio, contenente un subsellium semicircolare, interrotto al centro da una cattedra.
La seconda chiesa , anch'essa interamente rupestre, è ipotizzabile per la presenza di alcune strutture, come il moncone di un pilastro raccordato da due archetti a pieno centro , che lasciano pensare ad un impianto a croce inscritta con quattro pilastri centrali. Fu un imponente crollo, forse a seguito del terremoto del 1167 a distruggerla interamente.
La terza chiesa costituisce l'ultima fase architettonica dell'Eremo nella sua forma attuale e fu realizzata negli anni successivi al 1533, anno di rinvenimento di una croce lignea .
Ha una facciata , sistemata con avancorpo in muratura, e l'interno ad unica navata , dove è ancora visibile una bella serie di affreschi rispondenti ad un vero programma pittorico di arte bizantina.
Dei dipinti sono rimaste le figure di San Teodoro e Santo Stefano, collocate nella parete di destra, mentre le altre figure, probabilmente di Santo Ilarione, della Vergine con il Bambino e nell'abside del Pantocrator, restano solamente delle tracce in seguito ai danni causati dall'incuria e dai vandali.
La solennità ieratica delle figure assieme alla uniformità delle linee, le fa attribuire agli artigiani provenienti dall'Asia Minore e dalla Palestina, itineranti nel Mediterraneo per dieci - dodici secoli.
La quarta chiesa , ad una sola navata con abside, è detta Grotta del Bove per una leggenda ad essa legata.
Si narra che un bovaro della zona osservasse un bue rientrare sempre più tardi degli altri.
Un giorno, accortosi che non aveva fatto ritorno alla masseria, lo cercò e lo trovò dentro la grotta, in ginocchio, davanti ad una croce di legno.
Il rinvenimento avvenne nel 1533, e la Croce il 3 maggio del 1728 fu poi traslata nella chiesa dell'attuale SS. Crocifisso, dove tuttora si venera con grande devozione.
All' inizio del Settecento l'Eremo era ancora abitato da tre eremiti, sotto il controllo del vescovo di Siracusa, per cessare di essere istituzione religiosa nel 1792.
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